Buon Natale, amici del reparto.
Se non scrivi perché devi ma perché vuoi la tua scrittura vale quanto il peto di una zanzara al centro di un tornado. In psichiatria ero quello più normale e non mi pare il caso di vantarmene perché comunque c'ero e ci sono delle persone che se ne ricordano. Alcune anche molto bene, per quanto è praticamente certo che vivranno meno di me. Sembravano normali. E invece... una sulla trentina che va avanti e indietro per il reparto vestita solo di mutande bianco crema e una maglietta piena di scuciture. Racconta che le piaceva andare ai rave e inizia a ridere come una bambina di fronte al gelato. Dopodiché specifica che si era imbenzinata di Tavor 2,5 mg e alla fine l'avevano stuprata girandole un video. E rideva ancora più forte. Un altro di nemmeno vent'anni e in sovrappeso come l'imballo di un frigorifero abbandonato fuori dal magazzino delle cose utili raccontava tutto giulivo di quanto fosse caduto in disperazione da che aveva appreso come la madre avesse un tumore. E capirai, dico io. Oggi avere un tumore è come avere una bolletta scaduta o un'ammaccatura sulla macchina parcheggiata male. Insomma, il punto era tuttavia questo: il minus habens para-obeso con capelli ricciuti e biondi in fortissimo debito di virilità narrava con scientifica precisione di essersi ingerito cinquanta pasticche cinquanta di Tamoxifene pur di non far soffrire la madre. Voleva consumare il suo corpo per salvare quello della madre, quest'imbecille da formula uno. Quindi terapia intensiva, coma farmacologico, anestesisti svegli a suon di caffè alla macchinetta. Eccetera. Di fatto, conveniva che morisse. L'aspetto peraltro decisamente cruciale di tutto questo (sì, sto per dirlo e sarò molto serio) è che questo genere di avvenimenti a me non ispirano né tenerezza né morbosa speranza di peggioramento e degrado. Sono pura ispirazione. Voglio dire: il ciccio bomba biondiccio che aveva contrabbandato la sua voglia di morte per farmacos poteva essere l'inizio di un racconto fantastico su una drastica soluzione alla crisi di sovrappolazione. Se hanno convinto miliardi di persone a: 1) lavorare come schiavi; 2) non riprodursi; 3) essere soli; 4) mangiare male e anzi malissimo; convincerli in ultimo ad ammazzarsi non era che un piccolo passo. Molto diverso, devo dire, da quello che feci uscito per la seconda volta dal reparto psico-ammalati quando tornai a casa e (solo come sempre) la trovai VUOTA. Sai quanto me ne frega del cancro di tua mamma e del tuo stupro videoripreso. Conosco la morte parecchio bene, io. Voi e le vostre quisquilie andate pure affanculo. Sia chiaro.
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