//mostro non mostro//
Sono in effetti diverso (ascendo e non, come un ascensore che però si chiama solo ascensore). Il mondo mi appartiene poco. Una storia difficile diventa facile quando qualcuno la ascolta: il significato è difatti tecnicamente estruso, senza che chi ha raccontato sapesse più di un accidente su esiti, speranze e la generale somministrazione di significati utili. Le civiltà, tutte, nascono così. E io sono anche stanco di questa orrenda e poderosa capacità di sintesi e comprensione. Vorrei che la mia presunzione fosse almeno un po’ più grande – che valicasse appena... un po’..., con educazione – la vera e concreta forza del mio intelletto. Invece no. Si tengono per mano e attraversano la strada rigorosamente sulle strisce. Sono una copia di una copia. Ma chi ha copiato? Ci si annoia, si imparano parole e concetti difficili e alla fine ci si accorge che si trattava solo di acqua, la molecola più pazza e clatrata che ci sia. Lo scampanato e azzurrissimo imprenditore, dal Kazakhistan al comp...