Una lunga inutile vita
Scrivo perché mi va di farlo e come tutti i depressi evito l'immagine, la mia, allo specchio. Veniamo alla storia. Quel giorno come da diversi mesi Marta andò a prendere suo figlio all'asilo solo dopo essersi sentita sola per la seconda volta dalla mattina presto. La prima era stata alle sette di mattina, svitando la moka del caffè che nessuno dal giorno prima aveva pulito. Perché, mentre camminava sulla strada grigia, si sentiva così? Un figlio, un marito, la famiglia. Aveva ragione la psichiatra: prenda la sertralina e mi faccia sapere. Invece lei - da sempre bravissima a fingere - aveva detto che sì, assolutamente, l'avrebbe presa. Ma pochi giorno dopo aveva disdetto l'appuntamento e lasciato la confezione di Zoloft ancora bella chiusa sul comodino. "Mamma, cosa c'è che non va?!", gli occhi tondi e brillanti, l'impazienza di buttarsi in ogni momento a fare qualcosa. L'eccitazione di non sapersi mortali. Non gli risponde, fa solo un sorriso e do...