Covid, lettera a un amico traditore

 Ok, visto che insisti parlo più chiaro: non ho alcuna considerazione di chi, come te, all'epoca del green pass si presentò addirittura la sera prima dell'entrata in vigore al ristorante di [...] con la copia stampata ridendo e scherzando come se nulla fosse. Si può essere più idioti? No. Da una parte ti dicono h24 in televisione che c'è un virus mortale, che devi vaccinarti con una sostanza ignota sperimentata due mesi e che se non lo fai non puoi avere il green pass, cioè una vita sociale mentre, devi tenere bene a mente, chi non la fa è la merda delle merde, gente che merita di essere bruciata viva in piazza. Dall'altra basta che tu firmi uno scarico di responsabilità e puoi vivere esattamente come prima a patto che tu prenda ordinatamente parte alla farsa con la mascherina e il telefono offerto al diligente scansionatore a dimostrare che sei un bravo cittadino e hai fatto la tua parte per sconfiggere il male. In poche parole,  idiozia e orrido servilismo. Quando mi sono trovato completamente solo, nel delirio di vedere che tutti i miei cosiddetti amici mi voltavano le spalle per puro conformismo e si rifiutavano di accettare la realtà della gravità abnorme di ciò che stava accadendo, tu non hai fatto niente di diverso. Hai ubbidito, finto di non vedere, sei andato al lavoro, sei tornato a casa e la mattina, suppongo, ti sarai sparato una bella cagata sulla tazza del cesso mentre su Facebook pubblicavi alternativamente foto di ginnaste a culo scoperto in leggins fucsia e profili sacramentali di Padre Pio che protegge fedeli e confratelli a suon di raggi luminosi. Non ti ho mai sentito né quando nel 22 - pur di non piegarmi all'orrore di quanto stava accadendo - sono finito in psichiatria per ben 23 giorni, dopo che mio padre era uscito dalla sala operatoria per un'asportazione urgente di un tumore di otto centimetri dal rene né quando, nei lunghi anni successivi a tanto dolore, nei più assoluti solitudine e isolamento, sono stato costretto a risalire pericolosamente il precipizio in cui era precipitata la mia salute mentale, che quelle facce di cazzo di medici volevano trasformare in una giostra ben oliata a psicofarmaci e sonniferi per la salvare la loro credibilità di corrotti. Nessuno mi ha chiamato. Nessuno mi ha chiesto se avessi bisogno di aiuto. Era il gennaio 2022 e senza green pass non potevi neppure andare al bar, non potevi uscire di casa se non avevi un motivo. Eri un paria. Negli stessi giorni in televisione l'allora presidente della Liguria, quel grassone informe di Toti, enunciava gorgogliando dalla sua pappagorgia e col Rolex da ventimila euro ben in vista, che fosse stato per lui il green pass l'avrebbe messo anche nei supermercati! Ero pronto a sparare. Per la prima volta nella mia vita ero pronto a tutto. Ma tutto si è fermato. La normalità apparente ha rialzato il sipario e tutti, senza trotterellare ma educatamente contenti, siamo tornati a vivere le nostre esistenze due secondi prima piegate all'assurdo. Ho pensato inizialmente che valesse la pena perdonare, lasciar correre, superare il tradimento. Ma non ce l'ho fatta. Due anni dopo a mio babbo - che come me ha resistito, pagandone il prezzo in termini di isolamento e terrore rifiutando in ogni modo di fare un vaccino che era chiaramente un veleno - è stato diagnosticato un tumore all'intestino al quarto stadio: fegato completamente metastatizzato: quasi 10 cm la metastasi più grande. Un disastro. Solo, isolato, appena uscito dalla lunghissima e faticossisima strada interiore per recuperare le forze e con la testa che mi obbligava ad accettare l'aiuto degli stessi, medici e infermieri, che avevano voluto vivere tutta la micidiale farsa come se fosse normale, attento a non calpestare con le mie parole interiori i fragilissimi scalini di cristallo con cui stavo cercando di recuperare il contatto con la realtà. Vogliamo parlare più semplice? Facciamolo. Sono venuto più di una volta a mangiare fin in quel culo di posto dove abiti pur di stare con te. Ma non è bastato ad averti accanto o perlomeno disponibile nei casi di reale necessità. Mai. Hai sempre opposto l'eroico e patetico scudo dell'uomo di famiglia che con due bambine e un lavoro da operaio non ha mai tempo per gli amici. Queste sono ovviamente cazzate. Forse non te lo ricordi, ma me lo ricordo io: quando avevi smesso di studiare all'università e nessuno ti cagava perché non avevi lavoro, non avevi amici e nessuno ti considerava degno di frequentazione, io almeno una volta a settimana venivo a prenderti sotto casa in via R. per andare a bere qualcosa insieme al V. Non ero io ad averne bisogno. All'epoca avevo una sorella con la laurea in fisica sanitaria che faceva misurazioni di radioprotezione in ospedali, un padre famoso e rispettato in tutta [...] per essere un geniale ingegnere, una madre che andava in televisione a spiegare, da dietologa più conosciuta della città, cosa e come era giusto mangiare e poi avevo il corso di medicina da seguire, subito dopo quello di storia. Gli amici non mi mancavano. Ma avevo capito che eri in difficoltà, che stavi male perché tuo padre ti stava sempre col fiato sul collo, non ti rispettava, tua mamma te lo metteva contro, tua sorella se ne disinteressava. Eccetera. Ecco, a distanza di oltre vent'anni - era il lontano 2003 - mi sono pentito. Perché è sbagliato aiutare chi non ti rispetta. Uccide. Che ora tu pensi di recuperare tutte le pisciate di merda in faccia che mi hai fatto persistendo con questi cazzo di odiosi link da sottosviluppato mentale a 43 anni suonati la dice lunga su quanto mi fossi illuso su di te. Ora hai capito? Spero di sì perché sono le mie ultime parole. Mi dispiace ma non mi scuso se ti ho offeso o ferito. La verità è questa. Per favore non scrivermi né cercarmi più in alcun modo perché la cosa mi irrita profondamente. Se continuerai mi troverò costretto a bloccarti. Ti saluto, per l'ultima e definitiva volta.

Commenti

Post popolari in questo blog

05.24.25 ChiaraTestaModena

La gabbia rotta

Autogrill, Sabrina, maglietta con capezzolo