Profilazione di personalità di Alice

 Romana, di famiglia benestante. Gambe lunghe, occhi profondi, le piace scopare ma è abbastanza intelligente da farlo con discrezione. Spende molto in creme e cosmetici di vario genere. Meno in vestiti. Crede di essere appassionata di libri ma passa la maggioranza del suo non preziosissimo tempo su Instagram. Bella, decisamente. Ma al suo livello ce ne sono molte altre. Sui suoi social media c'è il superclassico profluvio di minimalismo chic e ricercato non-sense all'intorno del consueto "sono talmente figa che non me la tiro ma invece sì". Molto probabile un carattere disilluso e offeso dalla prosaicità della vita, Alice è notevolmente spaventata da sé stessa perché non è mai riuscita a innamorarsi davvero. Detesta la TV, non cerca mai nessuno e odia sua madre. Passa periodi di assoluta ortoressia rigorosissima succeduti da momenti in cui mangia come una messicana ultracinquantenne con la casa piena di ricette manoscritte dal diabetologo. Problemi di stitichezza, a volte si lascia andare con l'alcol. Aveva un'amica più o meno figa come lei ma hanno litigato perché questa tizia non le ha restituito un top dopo una festa. Quindi, diciamolo, un'amicizia del piffero. Come sempre fra donne, del resto. Fredda, solitaria, crudele, accarezza solo per prendere le misure e trafiggere meglio. Non sa fare altro. Ricorda molto bene di uno che si era follemente innamorato di lei e la portò a vedere la biennale di Venezia sperando di essere apprezzato nella sua ingenua passione per l'arte e la ricerca di profondità. Invece lei si fece scopare come una scrofa nel cesso del bar da uno spacciatore albanese perché gli aveva dato un grammo e non aveva soldi per pagarlo. Al ritorno in treno lui parlò tutto il tempo di Hirst. A lei faceva male la passera e fingeva di dormire. È tutto. 

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