morte ottenuta con scrittura suprema

 Raccontare storie è il modo migliore per non essere soli. Sei ascoltato e atteso. Senti di esistere e nessuno se la sente di negartelo in faccia. Io, per me, uso una posa da genietto logorroico e petulante così la gente non si accorge di cosa sono capace: riparare quasi tutto, scrivere poesie in inglese, odiare, accarezzare gatti a patto che siano sani e non abbiano bisogno di cure. Badanti romene con volto mefistofelico, parenti che serpeggiano lungo l'albero della rabbia, immagini più forti di un simbolo tatuato sui lombri. Ah! E non perdere mai il controllo, in ottemperanza del proprio e saldo profilo paranoide. Pensa ai farmaci. Abbi fiducia nei medici. NON LASCIARTI ANDARE. Resta fan di Cristo e soprattutto stai attento alla salute. Non vorrai mica comprare un'altra arma da fuoco? La storia, la storia... arriva! Avete aperto le orecchie? Allora è tutto organizzato, benissimo. E io che pensavo di avere un pubblico di lestofanti e coglioni. Quella sera Missy si guardò allo specchio illuminato dal neon tenendo una mano sul seno e lasciandolo cascare. Era ancora abbastanza sodo. Sua madre la chiamava dal corridoio perché doveva farsi la piastra e naturalmente era solo un modo per infastidire la figlia. Suo fratello stava in camera ad ascoltare Metal a tutto volume, disteso sul letto con le mani in tasca e la testa sul cuscino maleodorante. Suo padre era scappato due anni fa per un'indagine della guardia di finanza. Ma li aveva lasciati in una bella casa - anche solo il pavimento faceva pensare a un museo vittoriano - e lei non era troppo sicura che davvero non si sentisse più con sua mamma. I soldi arrivavano. Però preferiva non saperlo. "Scendi?!". Lesse il messaggio col telefono in equilibrio precario sul palmo della mano e si mise sulla tazza del bagno, stabile e ferma come un sottomarino sovietico. Le veniva da piangere. Un pianto isterico e immotivato. Odiava non poterlo controllare. "Sì, scendo subitoooo". Quando uscì dal bagno attraversando lo stipite di mogano nero come il cuore di Satana la madre la guardò: era il suo fiore appassito. Finalmente era riuscita a distruggerla. Guardava sé stessa in una pelle ancora elastica per dire alla figlia che anche lei non ce l'avrebbe fatta. "Esci anche stasera? Non fai altro nella vita?". Missy aveva letto in un libro di psicologia a due euro e novanta (di quelli che stanno sugli scaffali migliori e con la marchetta gialla incollata sulla copertina, più levigata di un ghiacciaio) che non si deve mai cedere alle provocazioni. Parola di Machiavelli. "VAFFANCULO!", le urlò quindi in quella faccia improfumata di robaccia economica mentre si sentiva le gambe tremare e il cuore battere forte quasi quanto due ore che non riesci a cacare nonostante ogni sforzo. Si poteva dire merda? Marco, in un secondo mondo appartenente solo al suo cinismo da pre-adolescente alla fine dei giorni da bambino, sbirciò un attimo dalla porta. Metà cuffia, viola, abbassata sulla spalla seminuda, maglietta beige con un dobermann che pareva uscita dal culo di un cavallo, occhi assonnati, ciabatte troppo grandi. "E tu rientra nel tuo buco di merda, fallito!". La lasciarono andare senza dire niente, anche se Marco le fece uno sguardo di disgusto identico a quello che aveva visto in un videoclip dei Green Day. Poi per le scale le venne un prurito tremendo alla tetta destra e se la grattò con violenza, come se volesse togliersela tutta di dosso. Sentì un piccolo nodulo, il solito. Non ne aveva parlato con nessuno e certo non lo avrebbe fatto con quella sottosviluppata emotiva di sua mamma. Morire? Va bene, da giovani è una tragedia bella. Fai lavorare un po' di giornalisti. Ammalarsi e spegnersi in un letto di urina e scarti? Be'... "Ehi sei arrivata finalmente! Mi sembri meno incazzata del solito, devo preoccuparmi?". Lui ha la faccia e le mani di un gelataio del Midwest e l'unica volta che l'ha toccata è stato per riacchiapparla prima che scivolasse in un fiume dove lei si era fatta accompagnare per fare una foto al bosco. Che brivido, lui e lei soli. Poi sorride, un sorriso così potente e luminoso che ti farebbe accettare un topo marcio in cambio di una tonnellata d'oro. "Ma che, su, non rompere le palle. Sto bene. Dove andiamo?". Un mese dopo è morta. Il corpo è passato dalla stanza di ricovero a quello dell'obitorio con un carrello simile a quelli usati dal magazzino di un piastrellista. Ma nessuno ci aveva fatto caso: gli infermieri di rado hanno esperienza di piastrellisti. Comunque sai, se ti ammali, ti ammali. Ma se sei sola e arrabbiata fai prima e l'abbraccio del cancro funziona alla perfezione. Ci siamo, cari lettori della mia non più giovane minchia. Il punto era questo. Missy cadavere, scrittore a latere. La letteratura contiene solo questo. Un piccolo enorme mare di cose rosse e marroni. Sangue, sangue e ancora sangue. E... poi, circolare, circolare, il sangue lo deve fare. "Quindi sono all'inferno? Cos'ho fatto per meritarmelo?". Fu il suo ultimo pensiero prima di perdere conoscenza. La madre le fece fare una tomba maestosa. Il padre non tornò mai. Marco, il fratello lontano, diventò un uomo ricco e per tutta la vita pensò alla sorella come a una che era nata per il cimitero. Questo è tutto. Non so se avete capito. 

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