L'effetto della polvere
Ho appena finito di leggere L'effetto della polvere di Jurgen Mattis ed è davvero un romanzo con i fiocchi e i controfiocchi. Chi volesse leggerlo è pregato di non proseguire perché sto per raccontarlo tutto. La storia è quella di un pazzo ricoverato in un manicomio criminale della Germania orientale, tale Hans Zimmerman, a metà degli anni Sessanta. Zimmerman è convinto di essere un alto ufficiale nazista e che ancora la guerra sia in corso. Ogni volta che parla con qualcuno - che sia un inserviente o un parente che è andato a trovarlo, per non parlare di un altro ricoverato - lui si impettisce e facendo sbattere i tacchi risponde esprimendo una fede incrollabile nella vittoria finale e chiudendo immancabilmente la sua tirata con un bel "Heil Hitler!". Gli infermieri del manicomio sono costretti loro malgrado a procurargli ogni giorno una divisa nuova e stirata, altrimenti Zimmerman, spiega loro lo psichiatra, il dottor Hegenauer, rischia di togliersi la vita. Alcuni dettagli della storia sono meravigliosi. Per esempio quando Zimmerman sente fuori dalla sua camera lo scoppiettare del motore dei camion per le forniture alimentari dell'ospedale si riempie il cuore di nuova speranza perché è sicurissimo che si tratti di nuove truppe pronte a dar man forte alla Wehrmacht impegnata in una lotta di annientamento contro l'Armata Rossa. Nessuno, neppure Hegenauer, che è un comunista convinto e che al partito comunista deve tutta la sua carriera, se la sente di spiegargli che la guerra ha visto la fine e la rovina del nazionalsocialismo e che lui è solo un povero pazzo senza speranza. Si ha quindi una situazione in cui un vecchio rincitrullito viene salvato nelle sue follie naziste da un ospedale comunista nel pieno della Guerra fredda. Ma chi è veramente Zimmerman? Come è finito lì dentro? Nel corso di tutto il libro viene lasciato qualche indizio, relativo ad esempio alla sua esperienza militare e al suo odio atavico per gli ebrei. "Lei non è ebreo, signor Hegenauer, vero? In caso contrario non potrei parlare con Lei!". Al di là della stranezza intrinseca di tutta la cosa, però, non ci si aspetta altro che un lento decadimento psichico e fisico del povero Zimmerman, che vive in un mondo tutto suo (tanto che nella sua stanza gli hanno persino concesso di tenere appesa una bandiera con la svastica) mentre il mondo fuori dalla sua mente se ne frega e va avanti senza i suoi deliri. Fin qui, onestamente, sarebbe solo una buona storia con una premessa straordinariamente affascinante. Ma si va molto oltre. E ora davvero chi non vuole sapere come va a finire è meglio che smetta di leggere. Zimmerman, in realtà, non è affatto pazzo. Hegenauer e gli altri, che sembravano solo i garanti di una misera normalità rassegnati a una vita grigia piena solo di seccature e delle follie di poveracci destinati a morire soli e dimenticati, sono in realtà delle spie sovietiche che lo hanno rinchiuso allo scopo di estorcergli informazioni utili a... vincere la guerra. Sì, perché non è affatto vero che ci troviamo a Berlino nel 1965 come non hanno fatto altro che dire ossessivamente al povero Zimmerman dall'inizio del romanzo. Per niente.. L'anno è il 1944 e Hans Zimmerman, comandante di divisione, è stato prima rapito e poi narcotizzato. Trattandosi di un uomo addestrato alla resistenza agli interrogatori Hegenauer e gli altri fanno di tutto per fargli credere di essere pazzo e fuori dalla realtà in modo che lui, attratto dalla ragionevole possibilità di rassegnarsi, possa finalmente dire tutto ciò che sa sugli spostamenti della Wehrmacht perché ormai sarebbero solo parte di un passato immutabile. Ma Zimmerman, nato e forgiato dal nazismo più intransigente, non ci casca e alla fine riesce a scappare minacciando di morte con una siringa avvelenata uno degli infermieri. Solo che quando esce la guerra è davvero finita e lui si uccide maledicendo la Germania che non ce l'ha fatta. Dal suo corpo esanime adesso il sangue sgorga fuori dalla tempia mentre lui si accascia sul rottame di un carro armato abbandonato in mezzo alle fiamme. Hegenauer sarà decorato come eroe del popolo ma nella scena finale, una volta solo nel suo ufficio, annoterà nel diario una frase inquietante: "Hans Zimmerman, un vero tedesco".
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